King kong ladies
King kong ladies
Reading di Slavina e Rachele aka Zarra Bonheur
18 maggio 2012, Queer it party !, Casa Internazionale delle donne, Roma
Rachele legge Il Manifesto degli amori queer e Dirty Week End
Il manifesto degli amori queer di Coral Herrera Gòmez (traduzione dallo spagnolo di Slavina)
Dirty Week End, Juornal d’une butch par ses mots (traduzione dal francese di Rachele Borghi aka Zarra Bonheur e Brune Seban)
Cercherò di rispondere a questa questione difficile del mio genere, o piuttosto del mio non genere.
Mi definisco NO gender (ma spesso, pure molto spesso butch e a volte transgenere) perché non mi sento di appartenere ad un genere fisso. Certo, questo si avvicina molto all’FtoX o al FtoUnknow ma non mi piace usare per me Female to perché io non transito, non transiterei mai e mi sento appartenere ad un genere fluido da sempre, senza dover andare verso…
Me ne frego che mi femminilizzino ma mi piace anche che mi mascolinizzino, specialmente in intimità, nelle mie relazioni, perché ne ho bisogno, perché amo essere degenere ma anche perché a volte mi sento un perfetto stronzo amoroso. Anche perché mi capita spesso che siano le mie stesse relazioni a farlo. Loro lo sentono e/o lo sanno perché ne parliamo, perché è questo che le attira, questo strano melange femminile-maschile che è presente in me, questo genere ambivalente.
Questo sentimento è nelle viscere, viene da lontano. Non sento il bisogno di cambiare il mio corpo, lui si adatta ai miei desideri, alla mie tendenze, che siano mascoline o a volte più femminili (eh si, a volte mi capita).
Non ho mai letto le teorie sul genere. Non sono una teoria. sono complessa et invischiata in molte sensazioni. E’ un bel casino.
Non sono un uomo ma non sono del tutto una donna. Sono io, un’entità senza una chiara definizione di genere. Sì, mi hanno assegnata tipa dalla nascita ma non mi ha mai dato fastidio, forse perché ho avuto la fortuna di avere un carattere forte e di aver potuto imporre fin da bambina il mio modo di essere. No gonne, né altri accessori femminili ma neppure il meccanico. Turbamento, merda, e ancora turbamento.
Me ne vado in giro con una sorta di corpo stracolmo della sua libertà di pensiero. Non so se tutto è chiaro. Per me lo è perché è cosi profondo. E anche per questo che la mia parola sarà sempre e solo la mia parola.
Non potrei dire o scrivere su questo argomento per altre persone perché l’intimo tocca solo me (anche se questa intimità si può condividere).
Sono e spero di esserlo sempre fiera di avere una vagina, di essere una tipa, una lesbica, anche se a volte rifiuto il mio corpo ma non è nemmeno il fatto di essere una tipa che mi da fastidio. E’ piuttosto legato alla grassezza di questo corpo. Anche questo sarebbe un buon argomento di dibattito perché ce n’è così da dire su queste stronze norme che ci vengono imposte e che a volte perfino tra noi possono essere ben presenti. Mica ne faccio una colpa, anch’io me li infliggo questi minchiosi codici, questi standard.
Non penso mai ponendomi la nozione del genere. Penso come sono, dall’interno, un cervello piatto o in ebollizione ma mai di genere.
Io esisto attraverso questo turbamento ma anche questa forza, questa libertà (è una nozione che io sento molto presente e non credo che sia irrilevante rispetto alla questione del genere). Mi arrogo il diritto di essere quello che decido di essere, quando lo decido. Niente è fisso, niente è perfetto.
Forse come lesbica, butch, ho avuto la fortuna di aver potuto sperimentare tutti i tipi di sessualità con delle tipe, ho anche potuto trovarmi con altre butch in relazioni piuttosto gay, frocie, con delle fem più in una sorta di binarismo (per carità!) ma anche lì il turbamento esiste. Niente mi da più piacere che una fam che mi scopa incollandosi dietro di me. Subordinata e insubordinata. Maschile e donna. O niente di tutto questo.
No gender
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